ABIRE IN DESERTA TRANSFIGURARIQUE IN LUPUM - La terra di mezzo - di Franco Napolitano Educatore cinofilo

01.06.2012 17:02

ABIRE IN DESERTA TRANSFIGURARIQUE IN LUPUM
La terra di mezzo
di Franco Napolitano


A colui che tanto mi ha insegnato.
Il mio migliore amico
 Woodoo



Indice:-

Premessa
1. Le origini..........e non solo del cane
2. Volere un cane..........un desiderio, una responsabilità
3. Il linguaggio del branco..........anche umano
4. I sensi nella comunicazione..........la percezione
5. Il cane comunica con noi..........e noi con lui.
6. Comunicare con il cane..........come iniziare
7. Un accenno di fisiologia..........piccolo piccolo
8. Io ti capisco..........o almeno ci provo
9. Comunicare con il cane..........si prosegue
10.  Ed ora portami a passeggio.

Premessa
   
    Andare in un luogo deserto e trasformarsi in lupo. Non come inteso da Plinio nella sua “Histori Naturalis”, trasformarsi in lupo mannaro, bensì il dover tirar fuori l'animale che ancora è presente in noi, al fine d'elevarci e poter comunicare con il nostro cane, nella stessa lingua. Pur con la consapevolezza che :“L’animale non sarà mai a misura d’uomo. In un mondo più antico e completo del nostro, gli animali si muovono perfetti e completi, dotati di un’estensione dei sensi che noi abbiamo perduto o non abbiamo mai raggiunto, vivendo in base a voci che noi non udiremo mai. Non sono fratelli, non sono subordinati: sono nazioni diverse, impigliate insieme a noi nelle rete della vita e del tempo, compagni di prigionia dello splendore e del travaglio della terra”. (Patricia McConnell).
    Normalmente, la tipica reazione umana è abbracciare e coccolare il cane per dargli affetto e costante rassicurazione affinché possa sentirsi sempre parte del nucleo familiare ove vive, ma spesso il suo comportamento non è consono alle nostre abitudini, né alla nostra volontà, favorendo la tipica frase: “il cane non mi ascolta”! In realtà, i cani inseriti in un branco, non ricevono simili attenzioni dal loro gruppo, eppure si adattano quasi all'istante; socializzano ed eseguono insieme una moltitudine di azioni e comportamenti dai quali scaturiscono azioni all'unisono. Tale condotta fa desumere che tra loro esista una comunicazione. La suddetta, è linguaggio, e noi dobbiamo cercare di capirlo affinché il cane,“ascolti”.
    Non è da questo scritto il voler aprire una diatriba, ancora oggi in atto tra i vari luminari ed esperti, sul fatto che il cane abbia o meno una sorta di linguaggio. Mi limito a constatare che quando un certo numero di esseri viventi formano un gruppo, sono obbligati a seguire delle regole che devono essere ben chiare ed eseguibili. Questo non potrebbe avvenire se, tra quegli esseri viventi, non esistesse una “comunicazione”.
    Il cane è un animale sociale ed in quanto tale ha sviluppato un vocabolario assai complesso che, da subito è apparso evidente, offre una miriade di punti d'osservazione ed una molteplicità di informazioni tali che, per poterle scrivere tutte, non sarebbe sufficiente un'intera fabbrica di carta; per cui ho preferito trattenermi su indicazioni generali affinché chiunque possa, successivamente, approfondire la sola parte d'interesse con l'ausilio di materiale più specifico e settoriale anche considerando la razza.
    Il linguaggio è quindi da intendersi come la base per la comprensione generale, tenendo bene a mente che esiste, per ogni cane, la possibilità di esprimersi in diversi modi; un esempio: in Italia tutti parliamo la lingua italiana ma, per ogni luogo del nostro paese esiste un dialetto. Così per l'essere umano, così per il mondo canino.

Le origini..........e non solo del cane

 

    Sin da quand'ero infante interagisco con i cani, ma solo con l'adolescenza ho preso conoscenza di quel bel mucchio di pelo come un essere vivente.
Pensare ad un cane solo come un batuffolo peloso, mi è apparso riduttivo durante l'avanzare dell’età e della conoscenza sempre  più approfondita di loro. Difatti scoprii che il quadrupede, che giocosamente si muoveva per casa, era dapprima un animale, poi un cane, a seguire una razza ed, infine, gli era stato dato un nome.
    L'appena riportato distinguo, nella sua esatta sequenza, è importante perché, spesso, l'uomo considera il cane come nome, come razza ma dimentica che è un animale e, come tale, ha bisogno d'essere trattato. Il fatto di essere un cane, ne favorisce da millenni l'accesso alle nostre dimore; la sua razza può capacitarlo in un'attività lavorativa utile ai nostri scopi e, molto spesso, alla razza affidiamo la nostra vita: un labrador lo si può istruire come sostegno per non vedenti, un setters per la caccia, un dobermann per la nostra difesa etc..
    Agli albori, l'uomo era un animale nomade. Viveva in accampamenti che continuamente spostava seguendo le migrazioni della selvaggina di cui si nutriva e delle stagioni che s'alternavano. Con il passare del tempo egli cominciò a nutrirsi anche di prodotti della terra, ed i piccoli accampamenti iniziarono a diventare sempre più stanziali. Nel fermarsi in un posto troppo a lungo, cominciano a manifestarsi i primi problemi: animali predatori che irrompevano nei villaggi per sfamarsi (e l'uomo faceva parte delle prede), oltre a svariate problematiche sanitarie dovute agli avanzi di cibo che si decomponevano. L'uomo iniziò quindi a costruire delle protezioni agli insediamenti per ripararsi dai feroci attacchi dei predatori e, contestualmente, gettava gli avanzi del cibo fuori dal perimetro del villaggio. É qui che iniziarono a radunarsi i primi canidi, molto diversi da oggi, che ripulivano gli scarti, e scongiuravano epidemie dovute alla loro putrefazione. Ma l'uomo si accorse anche di un'altra cosa: gettando il cibo al di fuori del villaggio, faceva sì che i canidi formassero dei branchi proprio a ridosso degli stessi, e, considerando questo come loro territorio, lo difendevano. Già al primo segnale dell'avvicinarsi di predatori abbaiavano furiosamente. Forse ignoravano (anche se personalmente sono convinto della loro consapevolezza e quindi gratitudine), che così facendo, avvisavano anche gli abitanti del villaggio i quali potevano predisporre le opportune difese da quegli attacchi. Di tale atteggiamento l'uomo era contento e quindi  non scacciò questi animali. Anzi, riuscì ad avvicinarli ulteriormente, essendo riconosciuto come colui che li facilitava nel cibarsi. (la gratitudine del cane).
    Il tempo passa, e l'uomo, probabilmente intenerito dai cuccioli, ha iniziato a prenderne alcuni portandoli all'interno del villaggio. Sceglieva quelli che non si dimostravano aggressivi e con una buona “voce”, al fine di sentirsi più protetti. In cambio dava al cane un riparo e cibo sicuro. Il tempo vola e l'uomo accresce le sue conoscenze ed il suo intelletto, facendo incrociare quei canidi a seconda della loro capacità di fiutare il pericolo e, successivamente, anche per l'abilità alla caccia, in cui, da sempre hanno dimostrato maggior efficacia di quella umana. Così si arriva ai nostri giorni: una variegata selezione di cani atti alle più svariate attività che andavano dalla guardia, alla caccia, al lavoro nei campi (ad esempio il bovaro svizzero a cui attaccavano l'aratro), alla propria difesa e, non per ultimo, alla compagnia.
Questi incroci, hanno fatto sì che i canidi d'allora si estinguessero, trasformandosi nei cani che conosciamo oggi, quivi compresi i lupi, sia quello italiano, cecoslovacco, artico od il lupo rosso del Nord America.
    In questi incroci, l'uomo ha quasi sempre cercato di mantenere quella dolcezza del cane cucciolo, anche nel cane adulto che viene definita neotenia.

 

Volere un cane..........un desiderio, una responsabilità

    Se quanto sopra scritto può sembrare una bella storia, la neotenia è, a mio giudizio, uno dei più grossi problemi con cui misurarsi nella scelta di un cane. Essa influirà molto nell'educazione e nel rapporto che con noi instaurerà il cane. Un esempio: una persona che, volendo prendere un cane, si reca in un allevamento, osserva i cuccioli e sceglie quello più bello, quello più “tenero” ovvero quello che più appaga il senso della vista acclarando, quale giustificazione, il “colpo di fulmine” dimenticando così, che il batuffolo osservato non è solo bello, tenero e carino, ma un essere vivente con sentimenti, un animale, carnivoro e predatore! Appare il caso di soggiungere che la medesima problematica si ritrova anche nella scelta di un cane adulto. Ma il cane, crescendo, non dimentica chi è, e lo farà capire con i suoi comportamenti che potranno diventare sempre meno gestibili.
    La scelta dell'animale deve essere quanto più vicino possibile al nostro stile di vita ed alle nostre esigenze. Alcuni esempi: ad un giovane che tutti i giorni fa 10 Km di corsa non consiglierei mai razze come il bull dog che, un po' per struttura fisica ed un po' per genetica, vedasi la brevità della canna nasale, sono di limitata resistenza; non consiglierei un segugio a chi abita in appartamento e lascia troppo tempo da solo il cane perchè equivarrebbe a tenere in costante disagio mentale un animale atto a compiere lavori spesso in branco, né affiderei il solito esuberante ed a volte incontenibile Border Collie ad una persona d'età avanzata. La ricerca del cane deve avvenire a posteriori la conoscenza della nostra persona. Ma non è ancora il caso di fermarsi a scegliere il cucciolo. Questi cresce. Ma dove? Normalmente in una famiglia ove esistono più soggetti, siano essi a due gambe o a quattro zampe. La sua crescita, fisica e mentale, avverrà nel nucleo familiare di cui deve essere analizzata l'energia trasmessa. Ed a volte è bello ripetersi: ad un nucleo familiare in età avanzata mai si può affidare un corridore come il levriero. Il traguardo finale dovrà essere la convivenza, quindi, tra l'essere umano ed il cane. Il modo, è quello di diventare, da subito, una sola entità che definiremo “branco”.
    Nell'adozione di un cane bisogna sempre fare attenzione a non prenderlo solo perché è bello o per capriccio, ma perché si ha un vero profondo amore per l'animale. Non va scelto per un motivo sbagliato o con un buon pedigree solo per poter enfatizzare il proprio stato sociale: il bullo con un Pitt Bull o un'aristocratica con un levriero. Non bisogna sceglierlo con il fine di facilitare approcci comunicativi con altri individui come ad esempio il giovane che prende un cucciolo di pochi mesi per far colpo sulle ragazze. Il cane sa. Il cane conosce l'essere umano dopo pochi istanti. Il suo futuro comportamento, con la disobbedienza, la distruttività, l'aggressività, farà capire chiaramente la scelta sbagliata e sarà deleterio a tal punto che il bellissimo cucciolo, all'età della maturazione, 2/4 anni a seconda della razza,verrà restituito, portato al canile, abbandonato e, non per ultimo, se aggressivo, etichettato come cane pericoloso ed abbattuto. Cattiveria, avidità, invidia, gelosia, sete di vendetta, sono sentimenti razionali che il cane non solo non ha ma non li può capire: sono una prerogativa esclusivamente umana. Passione, comprensione, pazienza ed amore invece, renderanno quel cucciolo un grande amico, un essere insostituibile sia al nostro fianco che all'interno del nostro branco.
Spesso mi capita di portare cani all'interno della mia dimora (mi piace definirla “il mio territorio”) e, solo la prima volta che accade, lascio il cane fuori dalla porta sino a quando cessa la sua eccitazione per la novità. Allora prendo il guinzaglio e lo invito ad entrare. É così che comunico al cane che il luogo ove si trova è mio e sono certo che egli rispetterà la mia volontà.

Il linguaggio del branco..........anche umano

    Proviamo a mettere un “gruppo” di cinque uomini che si conoscono, in un cortile e diamo loro il compito di trovare, tutti insieme, del cibo o un oggetto. Immediatamente gli uomini, dopo una breve stretta di mano, inizieranno a discutere su come procedere ed in quale direzione iniziare la ricerca. Non prendiamo in esame il risultato che, ai fini di questa tesi è del tutto irrilevante, ma esaminiamo i comportamenti: La discussione, sicuramente piuttosto animata, avverrà dapprima con lo stabilire una gerarchia, ;successivamente, se il capo verrà individuato, vi sarà un energico dialogo per individuare la strada da percorrere e, una volta stabilita, inizierà la ricerca. Durante queste fasi gli uomini parleranno tra loro, comunicheranno con molte parole emettendo diversi toni che appariranno più o meno poderosi a seconda di quanto saranno forti le controversie. Risultato: gran vociare e forte rischio di non prendere decisioni sia sul leader che sulle azioni da intraprendere.
    Mettiamo ora, nella medesima situazione un “branco” di cinque cani che già si conoscono. Immediatamente si potrà notare che, dopo una breve annusata ai “posteriori”   (la nostra stretta di mano), uno di questi partirà e gli altri lo seguiranno. Non un minuto perso, non una parola, non un vociare. Ma cinque cani che andranno diritti al loro scopo ben conoscendo, ognuno di loro, i compiti spettanti.
L'uomo ha svolto l'azione con una forte comunicazione verbale che, oltre a far perdere del tempo, potrà dare un esito incerto se l'oggetto non è visibile dal suo occhio.
Il cane invece ha immediatamente eseguito la scelta del leader, iniziato la ricerca e scovato l'oggetto partendo solo da una piccola annusata del posteriore altrui.
Dalla disamina dei due avvenimenti, si può facilmente desumere che il branco dei cani ha definito una struttura nel disporsi alla ricerca, struttura determinata dal dialogo occorso tra i cani: un dialogo silenzioso determinato dagli odori emessi dalle ghiandole perianali che trasportano e riproducono la carta d'identità del cane e la sua posizione nella struttura sociale.
Si evidenzia quindi come la comunicazione umana è fondata sulla vocalità mentre quella canina è imperniata sull'olfatto. Il senso comune ai due gruppi è la vista.


I sensi nella comunicazione..........la percezione

 

    Il modo in cui il cane rileva il mondo è molto diverso dal nostro: noi siamo abituati ad acquisire informazioni principalmente attraverso il canale visivo e quello auditivo ed abbiamo relegato, ad un livello di conoscenza inferiore, l’olfatto, il gusto ed il tatto. Al contrario il cane conosce il mondo innanzi tutto attraverso l’olfatto, secondariamente per mezzo della vista e solo per ultimo con l’udito. Ne consegue che, anche nella comunicazione, il suono riveste un ruolo marginale, mentre un'importanza estremamente maggiore viene assunta dagli odori e dalle immagini. Difatti la comunicazione del cane avviene a livello olfattivo tramite il rilascio di feromoni (attraverso l’urina e le feci o, più semplicemente dalle ghiandole perianali) e a livello visivo, tramite manifestazione di posture e movimenti. Come nei vari secoli il cane si è evoluto, anche l'uomo l'ha fatto ed, in questo, ha quasi totalmente precluso la comunicazione olfattiva favorendo le comunicazioni vocali e visive.
    Mentre l'umana comunicazione orale rimane, a causa delle grandi differenze organiche, molto distante da quella canina, la comunicazione e l'osservazione dei segnali visivi sono quelli a noi più congeniali e devono diventare il punto di contatto tra l'essere umano ed il fedele quadrupede. Per il cane tutte le parti del corpo possono essere un veicolo d'informazione e, rispetto a noi, egli è più avvezzo ad osservare il suo interlocutore piuttosto che ascoltarlo.

Il cane comunica con noi..........e noi con lui.

    L’esercizio nell’osservazione è fondamentale per imparare ad interpretare il linguaggio del corpo: ben presto ci si renderà conto di quanto spesso il nostro migliore amico cerca di comunicarci qualcosa, e sarà più facile comprendere il senso generale di quanto accade “nell'area cane”, evitando quindi i tipici errori di comunicazione che spesso sfociano in comportamenti sgradevoli da ambo le parti.
    Come un bravo antropologo, il cane ci osserva attentamente; impara e capisce, dalle nostre posture, se siamo tesi o rilassati, se abbiamo intenzioni amichevoli o minacciose. Dopo poco tempo che si trova nel nostro “branco familiare”, riesce ad assegnare a ciascuno dei nostri comportamenti determinati significati: sa che sta per uscire non solo quando prendiamo il guinzaglio ma anche prima, quando ci infiliamo le scarpe o la giacca ed a mio parere, spesso è sufficiente che lo pensiamo, perché dal nostro pensiero scaturisce una nostra condotta, una postura o un'azione, il più delle volte assolutamente involontarie che egli legge; atteggiamenti che saranno ben differenti quando, invece, dobbiamo uscire da soli. Anche noi possiamo fare lo stesso. Possiamo osservare il linguaggio del corpo dei cani e imparare quali posture indicano calma, nervosismo, intenzioni pacifiche o aggressività; possiamo imparare a capire lo stato d’animo del nostro migliore amico e parlargli nella sua stessa lingua.

 

Comunicare con il cane..........come iniziare

 

    Per poter iniziare a comunicare con il nostro cane, innanzitutto bisogna saper guardare. Le indicazioni che ci forniranno le sue posture, costituiranno la base per poter interpretare correttamente tutti gli altri segnali inviati dalle varie parti del corpo, tenendo sempre presente che questi possono essere estremamente sottili, rapidi e, qualche volta, appena percettibili. Gli occhi, la bocca, le orecchie e la coda possono ulteriormente chiarire il messaggio ma, attenzione a non commettere un grosso errore: considerare solo uno di questi aspetti trascurando il resto: è l’insieme fornito dalla postura che assume il corpo intero che ci fornirà l'informazione corretta sul messaggio che il cane ci sta inviando. Esempio: un cane che abbaia contro di noi fa intuire che non sia di buone intenzioni ma, se con l'abbaio abbassa l'anteriore, il significato è un invito al gioco.
L’osservazione deve avvenire su diversi piani: per prima cosa bisogna osservare la tensione muscolare. E' la più semplice da riconoscere per la sua macroscopicità: i muscoli possono essere tesi o rilassati, e ciò fornisce subito un’informazione generale sullo stato d’animo del cane. Successivamente ascoltiamo il respiro che ci può essere di molto aiuto: un cane rilassato avrà un respiro più lento e ampio; un cane stressato tenderà ad ansimare; un cane molto teso tratterrà il respiro. Una volta stabilito, osserviamo dov’è il suo baricentro: se è proteso in avanti indica una punta (e spesso, in questo caso, viene alzata una zampa anteriore), se vi è un’imposizione o una minaccia si potranno notare  le zampe posteriori salde sul terreno e ben divaricate; il baricentro all’indietro può indicare paura; infine, se spostato sul lato, presagisce un’aggressione. In seguito osserviamo gli occhi. Alcune razze hanno gli occhi molto espressivi e risulta quindi facile dedurre uno sguardo dolce oppure impaurito, duro o minaccioso; altri cani, avendo il bulbo oculare meno visibile ci sembreranno meno espressivi. In ogni caso possiamo notare se il cane ci sta fissando negli occhi: non ci dobbiamo preoccupare se mentre ci fissa scodinzola allegramente stando seduto o in piedi innanzi a noi perché, probabilmente, ci sta solo domandando qualche cosa come ad esempio il biscotto che abbiamo in tasca ma, se ci fissa stando immobile, muscolatura tesa, baricentro proteso in avanti e sta trattenendo il respiro, la minaccia è assolutamente palese. É consigliabile, in questo caso, distogliere il nostro sguardo da quello del cane ed interrompere immediatamente ciò che stiamo facendo assumendo, se possibile, una posizione laterale che il cane interpreterà come segno di non belligeranza. Un altro sguardo da evitare è quello del cane che ci guarda di traverso, spalanca bene gli occhi al fine di farci ben vedere quanto più bulbo possibile (la parte bianca che si chiama sclera). Questo sguardo è sempre accompagnato da una posizione tesa ed a volte con una brusca interruzione dell'attività respiratoria e l'eventuale ringhio molto profondo. Si tratta di un avvertimento e lo potremmo tradurre con un “se non la smetti ti mordo”.
Continuiamo l'analisi con un altro elemento: la bocca.
L'osservazione delle commessure (gli angoli della bocca), possono fornire validi indizi riguardo all’intenzione di un cane che sta ringhiando. É importante sapere che il ringhio del cane è comunicazione, e per tale motivo non bisogna mai inibirlo ma saperlo leggere e valutare. Commessure rivolte in avanti indicano intenzioni offensive mentre, al contrario, gli angoli della bocca portati all’indietro, rivelano insicurezza. É importante anche sapere che quest’ultima può spingere il cane ad attacchi difensivi. Il mostrare i denti è un comportamento tipico del cane che ha paura. Un cane forte e sicuro di se, non ha nessun bisogno di mostrare aggressività. Vi è anche un altro atteggiamento spesso sottovalutato: il cane che, pur non essendo mordace, con la bocca chiusa, colpisce volontariamente una parte del nostro corpo. A tutti gli effetti questo colpo, spesso, corrisponde ad un morso operato nei nostri confronti (ed in particolare contro i bambini) che il più delle volte fraintendiamo come richiesta di gioco sino a quando l'atteggiamento del cane non sarà molto più esplicito. Ma forse può essere troppo tardi.
Concludiamo la parte anteriore del cane con uno sguardo alle orecchie.
É certamente complesso in quanto ogni razza propone orecchie con tagli differenti ed estremamente rilevanti: dritte, corte, cascanti, piccole, lievemente cascanti che diventano ritte. Le orecchie sono una parte importante nella comunicazione ed in particolar modo quando utilizzate nella socializzazione con altri simili. Alcune razze con orecchie troppo piccole o troppo  lunghe, pregiudicano a priori la pienezza di una comunicazione. Ad ogni buon fine è comunque possibile riconoscere uno schema comune a tutte le razze, e per i più attenti osservatori consiglio di studiare attentamente, in quelle razze ove il movimento delle orecchie non è ben definito, la giuntura tra la testa e l'orecchio stesso.
    Le orecchie basse sono generalmente accompagnate da muscoli rilassati e quindi sono indice di intenzioni amichevoli; quando sono alte e spostate in avanti, denotano attenzione verso qualcosa che può essere un suono, una persona che si avvicina ecc.; quando sono rivolte all’indietro possono, a seconda della situazione, indicare uno stato di calma o rappresentare una sorta di punto interrogativo se il cane si trova di fronte a situazioni che non riesce bene a comprendere; possono anche mostrare un cane scocciato magari dal comportamento assillante di un suo simile o di fronte ad un divieto quale salire su di un letto, poltrona o altro. Se invece sono completamente all'indietro e schiacciate al collo manifesta paura.
    Dopo la disamina del corpo e della testa, rimane la parte più importante ma anche la più complessa: La coda.
Anche questa, come per le orecchie, differisce molto a seconda della razza, e questo può renderne più complicata l’interpretazione che spesso, va letta congiuntamente a tutti gli altri segnali che il cane invia. È molto importante quindi non osservare esclusivamente la coda ma interpretarne i segnali che ci invia in relazione alla postura generale del corpo, perché potremmo trovarci di fronte a segnali apparentemente contraddittori. Ad esempio un cane che abbaia furiosamente contro un altro, con il corpo proteso in avanti ma scodinzolando ampiamente con la coda sotto la linea del dorso: la posizione del baricentro ci indica una minaccia, una dimostrazione di forza, ma la coda in realtà vuole calmare il suo interlocutore (che probabilmente a sua volta non sta lanciando segnali amichevoli). Si tratta di un cane sulla difensiva, intimorito dal suo avversario ma non sufficientemente forte e sicuro da evitare completamente la sfida. Inoltre mi piace rammentare che un cane può mordere scodinzolando! Tuttavia la continua osservazione nei più svariati contesti, aiuterà a decifrare, anche nelle code più diverse, lo stesso schema di base.
    La prima cosa da guardare è la posizione della coda rispetto alla linea del dorso, difatti alcune razze, ad esempio i cani tipo spitz, portano naturalmente la coda alta e arricciata, per cui in questi casi sarà utile osservare segnali più sottili quali l’ampiezza dello scodinzolio. Se la coda sta sotto la linea del dorso può significare un chiaro indice d'intenzione amichevole ed è generalmente accompagnata da uno scodinzolio lento e ampio. Se la coda è posizionata sopra la linea del dorso, può essere indice di eccitazione o prepotenza: se accompagnata da uno scodinzolio rigido e veloce diventa una palese minaccia; infine, se il cane ha la coda in mezzo alle gambe trasmette il più tipico segnale di paura e/o di forte disagio.

 

Un accenno di fisiologia..........piccolo piccolo.

 

    Per capire il comportamento di una specie bisogna conoscerne le capacità percettive, che dipendono dall’organizzazione dei centri nervosi e dei recettori che spesso si sono adattati o specializzati, nel corso evolutivo, a percepire determinate grandezze di stimolo.
Nell’uomo, ad esempio, l’occhio è eccitato solo da onde elettromagnetiche aventi lunghezze comprese tra 380 e 700 nm, definito spettro visibile; l’orecchio da vibrazioni elastiche dell’aria per frequenze d’onda comprese tra i 16 e i 20.000 Hz, ossia riusciamo a percepire, come suoni, le onde che oscillano più di 16 volte al secondo e meno di 20.000. Se la frequenza è inferiore a 16 Hz, ci troviamo di fronte agli infrasuoni, le cui vibrazioni sono troppo basse per essere percepite mentre, viceversa, se la frequenza è superiore ai 20.000 Hz ci troviamo di fronte agli ultrasuoni, le cui vibrazioni sono, per contro, così acute da non essere più udibili. Gli organi di senso percepiscono quindi solo una parte della realtà: se la realtà è assoluta ed oggettiva, la sua percezione è, per contro, sempre relativa. Il cane ha la capacità di udire suoni oltre la frequenza dei 20.000 Hz , e l'occhio ha numerosi bastoncelli in più rispetto al nostro, permettendogli così di vedere anche in situazioni di luce molto precaria e, di contro, vede molto meglio gli oggetti in movimento.
    Questo fa sì che il mondo, visto dal cane, è solo in parte simile al nostro, poiché egli ha specifiche finestre sensoriali aperte su ciò che lo circonda. Finestre che differiscono in maniera sensibile a seconda della razza e, non ultimo, anche da soggetti  facenti parte della medesima cucciolata. Da ciò si può desumere che se vi sono diverse percezioni, esistono diverse interpretazioni e quindi diversi mondi.
Bruce Fogle asserisce che noi non potremo mai conoscere ciò che avviene realmente nella mente di un animale ma potremo solo fare delle ipotesi basate sulle osservazioni, sugli studi, e sulle congetture che il mondo scientifico ci consegna, ed empaticamente, con rispetto per la speciale diversità dell’altro.

 

Io ti capisco..........o almeno ci provo

 

 “C’è qualcosa nel cane che ci rende irrazionali” (B. Fogle).
Il cane che vive accanto a noi agisce e reagisce in modi che, a volte, troviamo così familiari da farci confondere identità ed alterità animale. L'incapacità di condividere le medesime percezioni e gli stessi codici comunicativi, sono il primo ostacolo nella conoscenza del linguaggio canino. Il secondo ostacolo è determinato dal nostro modo di osservare il mondo: tutto incentrato su noi stessi. Per penetrare la mente di un cane, e comprenderne a fondo tutte le caratteristiche, bisogna evitare di accondiscendere all'antropocentrismo che porta a definirci come esseri perfetti, ed avere la consapevolezza che per comprendere veramente un cane, significa riporre qualsiasi speranza di tradurre il suo pensiero in termini umani. Budianscky, nel suo “se un leone potesse parlare....” scrive che, per capire veramente quello che un cavallo pensa, dovremmo essere un cavallo e, in tal caso, non avremmo comunque alcun modo per esprimere i pensieri nei termini accessibili all'uomo, ma non perché il cavallo non parla, bensì perché a noi manca qualsiasi possibilità di esprimere o comprendere cosa sia l'esperienza non verbale. Questo limite può indurre a fraintendimenti, in particolar modo nella sfera di comunicazione uomo-animale, ed al tentativo di verificare la possibilità di acquisire un linguaggio verbale da quest'ultimo, con quanto direttamente ne consegue sul piano della convivenza interspecifica. Difatti, la frase più pronunciata dai proprietari che si rivolgono agli educatori è “il mio cane non mi ascolta!” riconducendo spesso questa mancanza d'ascolto ad una spiccata personalità del cane, definita oramai in maniera generalizzata quale piaga della “dominanza”. Ma, in realtà, quello che succede è molto più semplicemente che il cane non capisce. L'essere umano è troppo improntato e centripetato sulla parola, da lasciarsi sfuggire la fisicità con cui gli animali, ed in primis il cane, interpretano i nostri inconsapevoli messaggi. É questa negligente inconsapevolezza, unitamente all'incapacità di ascoltare i discorsi “non parlati”, che complica, talvolta, la comunicazione uomo-animale. Spogliarsi, quindi, della nostra umanità, a favore di quella parte animale ed istintiva (transfigurarique in lupum) che ancora, in parte, è presente in noi, e che ci permetterà di elevare la nostra primordiale istintiva comunicazione avvicinandola a quella animale, utilizzando i segnali del nostro corpo.
    Konrad Lorenz, nel suo libro “L'anello di Re Salomone” asserisce che: “il misterioso apparato ricetrasmittente che provvede alla comunicazione è molto più antico, assai più antico della specie umana in cui quell'apparato certamente si è andato atrofizzando con l'evolversi del linguaggio verbale”. L’uomo non ha bisogno di minimi movimenti che ne svelino le intenzioni, poiché può esprimersi con le parole. Gli animali, invece, sono costretti a leggere negli occhi di un loro simile ciò che questi si accinge a fare. Perciò gli animali superiori che vivono in società hanno per la comunicazione degli stati d’animo, un apparato, trasmittente e ricevente, assai più elaborato e specializzato di noi uomini: non solo sono in grado di distinguere un gran numero di segnali in modo selettivo, ma anche di captarli a frequenze molto basse.
Quindi, a parte i segnali uditivi per i quali esistono insormontabili differenze, gli sforzi maggiori devono insistere sulla comunicazione non verbale. Gli animali sono capaci di cogliere e interpretare segnali per l’uomo impercettibili, tanto da venire talvolta accreditati di particolari facoltà. Si sono avuti casi di cani o cavalli pensanti, in grado di produrre virtuosismi matematici, logici, creativi. Casi così ampiamente analizzati sino alla considerazione finale che sia solo l’uomo a “suggerire” , anche involontariamente, le giuste soluzioni.
Se ne conviene, quindi, che per meglio comunicare con il cane e fare in modo che questi non diventi una semplice “appendice umana”, è necessario spogliarsi della nostra umanità e far riemergere il lato animale che intrinsecamente ancora ci appartiene, non tanto per raggiungere le capacità comunicative dell'animale, peraltro inarrivabili, quanto per riuscire ad approdare ad una cosiddetta “terra di mezzo” ove uomo e cane riescano a fissare le basi per una comunicazione bilaterale.
    Quando abbiamo, nei confronti dell'animale che vive con noi, delle aspettative su come dovrebbe essere, e questi non si comporta come vorremmo, il conseguente disappunto che proviamo è abbastanza visibile da permettere al cane di percepire il nostro atteggiamento verso di lui, dandogli modo di risentirsene immediatamente, inficiando così, tutta l'attività con lui svolta.

 

Comunicare con il cane..........si prosegue

 

    Se ci si domanda che tipo di segnali o quali posture utilizzare per meglio comunicare con il cane, innanzitutto non bisogna preoccuparsi: la cosa importante è l'essere coerenti rendendo ogni nostro segnale chiaro ed inequivocabile. Se si reputa necessario, si può arrivare ad enfatizzarlo con teatralità, rammentando sempre che il comando verbale deve sempre seguire il movimento. Mai il contrario. Un piccolo esempio: il movimento di portare la mano che contiene una leccornia al disopra della testa, induce il cane ad indietreggiare brevemente e quindi a sedersi; nell'attimo che questi inizia a piegare gli arti posteriori è il giusto momento per dare l'ordine “seduto”. Svolto alcune volte, la leccornia si elimina e rimane solo il comando verbale. Il cane avrà acquisito l'insegnamento. Di contro, se si ordina al cane di stare seduto solo con il suono della nostra voce, questi continuerà ad osservarci, magari muovendo leggermente di lato la testa sino a che, non essendo in grado di capire quel suono che esce dalla nostra bocca, si allontanerà lasciando a noi una grande frustrazione ed il malefico pensiero: questo cane non capisce nulla! Uno dei tanti sbagli dell'essere umano nella comunicazione con il cane.
Oltremodo questa mancanza di comunicazione nel tempo può far emergere vari problemi che, se da una parte risulteranno molto diversi tra loro, dall'altra giungeranno a nascondere le cause originarie. L'addestramento o l'educazione effettuata secondo lo schema “io sono il padrone e tu il cane quindi fai quello che dico”, non darà alcun progresso, causando, invece, il serio rischio del radicamento dei problemi sino ad approdare all'insormontabilità degli stessi. Se il cane non risponde alle nostre aspettative non bisogna farci prendere da frustrazione, scontentezza, rancore o, peggio, irritazione. Bisogna trovare un'altra strada che, il più delle volte, sarà lo stesso cane a suggerirla. Egli ha la grande capacità di leggere il nostro stato d'animo,; a volte ci appaiono empatici, ma è solo il frutto di attenta osservazione attraverso quei canali, olfatto in primis, che l'animale utilizza. L'essere umano è complicato, razionalizza tutto, tant'è vero che appena prende un cucciolo, deve immediatamente dargli un nome. Il cane è molto più semplice. Si basa sulle inconfutabili cose che ha davanti: per un cane si è o femmina o maschio mentre, per un essere umano è Leeloo la femmina o Bled il maschio. Dare un nome al tipo è del tutto umano. Personalmente attenderei alcuni giorni prima di dare un nome al nuovo arrivato. Anche in questo caso potrebbe essere lui stesso ad indicarcelo!
    Il cane non è un parassita. Ha necessità di sentirsi importante, di avere un ruolo nel branco. Ruolo che se non gli viene stabilito dall'uomo, lo demarcherà lui con tutti i problemi che ne potrebbero derivare: ansie, paure, fobie, aggressività e, non da trascurare, apatia. Devono essere contenti e soddisfatti di quello che fanno: un cane ben educato è semplicemente un cane felice. Ascoltare il proprio cuore oltre che la testa, di solito rivela la strada della verità e della conoscenza.
    L'essere umano vede e giudica il mondo per ciò che sente o legge; gli piace sapere chi ha fatto cosa, dove, perché; e, quella cosa, dove potrebbe portare? cosa potrebbe cambiare? Ed altre moltitudini di domande che servono solo a farlo crucciare inutilmente. Il cane è più semplice o, per utilizzare un più appropriato termine, è realista. Si concentra solo sul momento: qui, ora. Forse un po’ prima ed anche un po’ dopo, ma limitatamente a ciò che influenza il presente. Non importa che tempo fa domani od il giorno successivo. É importante il tempo che c'è adesso. Un solo determinato momento.
    Bisogna cercare nel cane l'entusiasmo, non l'obbedienza terrorizzata, seguendo piccole regole: osservazione, progettazione ed esercizi educativi. La risposta del cane avverrà con il naso, la vista ed il tatto.
    Sicuramente mostrerà meno resistenza nello svolgere le cose, per cui ha una predisposizione ancorché genetica. Rammentarsi sempre che il cane è un individuo pensante con gusti, avversioni, paure e sentimenti.
    Ogni cane ti dona qualche cosa, ed in passato ho avuto la possibilità di esaminare un bel cane, una femmina di Rottweiler di tre anni, estremamente protettiva. L'ho definita tale perché nessuno poteva avvicinarsi al suo branco umano e, nessun umano, poteva da lei allontanarsi senza subire un'aggressione. Il suo territorio comprendeva anche il letto matrimoniale ove i proprietari ne avevano oramai perso l'accesso. Un attento esame mi fece capire che quell'iperprotettività nascondeva diversi problemi, e tra questi il cane appoggiava il suo peso sempre sul posteriore incassando la testa tra le spalle: paura. Il suo modo d'abbaiare e ringhiare non erano fatti per incutere spavento, troppo vicini e troppo poco convincenti. Tonalità troppo basse che mi indicavano disagio e non aggressività. I peli alzati della punta di una lunga coda appena appoggiata sulle zampe posteriori di un Pastore tedesco, mi avrebbero sicuramente facilitato il compito di lettura. Non aggressività o territorialità quindi, ma la semplice paura d'aver dovuto scegliere una posizione sociale, prenderne la guida, senza avere né la volontà di farlo né le capacità. Questo disagio, per non essere capita dal suo “branco”,  le provocava una paura talmente forte da farle venire la bava alla bocca mentre mostrava quegli splendidi canini. Una paura che spesso culminava con forti tremori. Sbagliare l'approccio con un cane di tale specie, significa instillargli ulteriore aggressività che avrebbe poi sfogato su chiunque fosse capitato a tiro dei suoi denti. Per tante persone, i  suoi padroni inclusi, il pensiero ultimo su quell'animale sarebbe stato relegarlo in  un canile o abbatterlo. La cura che adottai fu molto semplice. É dall'ansia che derivava la paura e dalla paura si può andare solo nell'aggressività o nella fuga. Se non la si incentiva, utilizzando quindi movimenti laterali, grande sicurezza mentale e posturale; se non si inducono ulteriori motivi, avendo fretta o mettendo pressione al cane; se si riesce ad utilizzare una buona comunicazione  sivvero autoritaria e determinata ma sempre amabile e scevra da frustrazioni (come in natura farebbe una cagna con il piccolo indisciplinato, prendendolo in bocca e stringendolo sino a che non s'acquieta per poi riportarlo nella tana), il cane arriverà a quella fuga sia fisica che mentale che lo porterà lontano dal modello sino ad allora costruito. Contestualmente necessita un'attenta gestione dei tempi e soprattutto il dominio degli spazi, ovvero non precludere alcuna via di fuga al cane ma indirizzarlo e proponendogli altre attività aiutandosi con cibo e carezze sul mantello tese a rilassarlo. La psiche dell'animale sfocerà quindi nell'arrendevolezza e quindi nella remissività. Adottai quindi la calma per non farmi intimorire, la pazienza perché ho saputo aspettare il suo sfogo di abbai e ringhi, la determinazione perché non sono mai indietreggiato. Anzi, per ogni piccolo suo passo all'indietro ne facevo uno analogo in avanti dominando lo spazio; lei si muoveva di lato ed io pure lasciandole la libertà per una fuga. Tutto questo mantenendo sempre con un occhio rivolto ad eventuali piccoli ed impercettibili fremiti del labbro superiore, in questa razza anticipatori di un attacco. Stavamo misurando le nostre forze mentali. Rivendicavo, piano piano, lo spazio, e lei imparava a calmarsi osservando la mia tranquillità e tutti i miei segnali di non aggressione. Era lo stesso cane ad indicarmi cosa fare. Giunti in un angolo, ho iniziato ad eseguire segni di pacificazione: la mia posizione è diventata laterale, i movimenti molto più lenti, sicuri, la mia statura più bassa, il mio sguardo tranquillo, sino a che, con quel cane si comunicava con lo stesso linguaggio. Ha quindi cessato di abbaiare iniziando ad usare l'olfatto e scoprendo che nelle mie tasche v'erano numerose leccornie solo per lei. La continua osservazione delle posture e della mimica del cane, hanno fatto sì anche le mie reazioni riuscissero controllate, calme e serene. Non pensavo a cosa avrebbe potuto farmi, non proiettavo cattivi pensieri, non avevo fretta. Avevo però deciso che ero io, quello mentalmente più forte.....in fin dei conti la cagnolina aveva appena raggiunto la maturità!
Ha capito che volevo darle fiducia e l'ha fatto smettendo di ringhiare, abbassando la testa ed avvicinandosi. Beninteso che non c'era la presenza dei proprietari. Questi avrebbero sicuramente acuito ed aggiunto problemi, creandomi più difficoltà nel capirli e sicuramente poca speranza nel risolverli. Non avevo l'orologio e mi accorsi solo alla fine che erano passate quattro ore! I padroni si sono ricongiunti solo quando la cucciolona era sottomessa, affinché uno stato eccitatorio o possessivo non inficiassero la comunicazione che si era creata.
Fu abbastanza facile, in fondo, perché l'animale chiedeva solo d'avere dei limiti, delle regole certe, qualcuno che le indicasse la strada da seguire. Alla fine abbisognava solo di qualcuno che poteva sollevarla da quel ruolo di leader che non solo non le competeva, ma che la faceva stare male. Il difficile è giunto dopo: far capire all'uomo le necessità di quel cane ed i motivi per cui era diventato una specie di killer!
A vivere con un cane s'impara sempre. Una piccola trasformazione sia del cane che mia. Una transfigurazione? A voi lettori l’ardua sentenza!

 

Ed ora portami a passeggio.

 

Passeggiare con il nostro fedele amico è un'attività con la quale si può iniziare un rapporto. Per suo tramite, si riesce ad effettuare l'inizio di una buona comunicazione, si da sfogo alla sua attitudine migratoria e si favorisce la reciproca conoscenza. È, in sostanza, un'attività fondamentale che un buon umano ed un buon educatore cinofilo, dovrebbero effettuare prima di poter svolgere qualsivoglia attività con il quadrupede. Il fine ultimo della passeggiata dev'essere l'armonia e la reciproca comprensione. Non è complesso iniziare, ma sicuramente bisogna armarsi di tanta pazienza ed infinita dolcezza. Tanti possono essere i metodi ma, questo che scrivo, penso possa essere il più divertente sia per il cane che per il conduttore.
Cosa serve: un cane di qualsiasi età e qualsiasi razza, un umano, una pettorina o un collare fisso e morbido (per me è MEGLIO QUEST'ULTIMO e non a strozzo), un guinzaglio lungo (ASSOLUTAMENTE non del tipo estensibile!), leccornie e tanta, tantissima pazienza e calma. Iniziamo:
• Insegnate al cane un segnale (per esempio lo schiocco della lingua o delle labbra) che il cane identificherà presto nel nostro vocabolo “attento … seguimi”. All'inizio, ad ogni segnale dovrà essere corrisposto un bocconcino o, se non si è propensi all'educazione con il cibo, utilizzare il proprio corpo con grandi e manifeste effusioni.
Con i cani già adulti è meglio:
• Fermarsi appena avvertite una pur minima tensione sul guinzaglio;
• Aspettare due secondi, immobili, senza dire nulla;
• Fate il segnale e lodate il cane non appena accenna a girarsi verso di voi;
• Muovetevi di un paio di passi cambiando direzione, il cane istintivamente vi seguirà;
• Premiate il cane con un bocconcino per avervi seguito o fategli delle coccole.
Ripetete la sequenza ogni volta che volete cambiare direzione o quando il guinzaglio si tende. Dopo alcuni giorni il cane avrà imparato che è molto interessante seguirvi e, se non altro, remunerativo.
Con i cuccioli l'insegnamento si svolge per fasi successive ed il guinzaglio non serve per i primi tre passi.
Passo 1
Insegnare al cane che un suono neutro, facile da riprodurre (lo schiocco della lingua o
delle labbra oppure un colpetto sulla coscia), significa che qualcosa di positivo e di interessante sta avvenendo.
• Iniziate in casa o in un posto tranquillo privo di distrazioni.
• Scegliete un momento in cui il cane è vicino a voi, e tenete pronto in mano un bocconcino; emettete il suono.
• Il cane, animale curioso, si girerà verso di voi, e nel preciso istante in cui si gira lodatelo e premiatelo. Molta attenzione sulla tempistica: state chiedendo al cane di concentrarsi su di voi, ma anche voi dovete concentrarvi su di lui altrimenti il cane, non crederà a ciò che gli indicate.
• Qualche ripetizione e presto imparerà che il suono significa premio o qualcosa di piacevole. Vedrete che saranno sufficienti pochi minuti per creare l’associazione tra suono e premio, e il cane si volterà sempre più prontamente.
Passo 2
Insegnare al cane a seguirvi quando emettete il suono; non usate ancora il guinzaglio.
• Continuate l’allenamento in un posto tranquillo, privo di distrazioni.
• Emettete il suono, lodate il cane quando si gira verso di voi e allontanatevi di qualche passo. Il cane vi seguirà per prendere il premio.
Passo 3
Insegnare al cane a seguirvi per brevi tratti con cambi di direzione, sempre senza
guinzaglio.
• Rimanete ancora in un posto tranquillo con poche distrazioni. Emettete il suono, lodate sempre il cane quando si gira e fate qualche passo; soltanto due o tre inizialmente, altrimenti il cane potrebbe frustrarsi e rinunciare. Premiate il cane quando vi segue.
• Emettete nuovamente il suono e cambiate direzione ripetendo quattro o cinque volte di fila, non di più. Cambiate ogni volta la direzione.
Passo 4
Come mettere il collare. Anche se questa azione appare molto semplice, vi assicuro che per la mente del cane è un passaggio di importanza vitale. Può avere paura del guinzaglio, del suo rumore se è metallico, sconsigliato all'inizio. Appoggiate il collare in terra e circondatelo di bocconcini distanti tre o quattro centimetri tra loro, invitandolo a mangiarli. Dopo che ne ha ingurgitato due o tre, toccate lentamente il collare e muovetelo piano, senza sollevarlo e fermatevi se il cucciolo si arresta nel mangiare. In questo caso aspettate alcune ore e riproponete il gioco. Sempre con calma, molta lentezza e cibo a disposizione, alzate il collare e, con questo, iniziate a toccare il cane dal basso verso l'alto sino ad arrivare sulla testa, sulla schiena. Accarezzate il cane con il collare mentre gli fornite cibo e proseguite sino a legarglielo intorno al collo. Fermatevi immediatamente se il cane si sposta o inizia a dare segni d'ansia o nervosismo riprendendo dopo alcune ore con il punto precedente. Una volta allacciato, eseguite le medesime azioni con il guinzaglio. Non dimenticate che sicuramente siete più forti di un cucciolo ma ciò che bisogna proteggere è la sua psiche.
Passo 5
Insegnare al cane a seguirvi per brevi tratti, al guinzaglio.
• Sempre in posti tranquilli e con poche distrazioni ripetete la sequenza dei passi precedenti, ma questa volta con il cane al guinzaglio; non usate un guinzaglio estensibile!
• Tenete il guinzaglio sempre allentato. Fate attenzione alla vostra mano, non assecondate la tendenza a portarla indietro e non irrigidite il braccio.
Passo 6
Insegnare al cane a seguirvi al guinzaglio per tratti e tempi più lunghi.
• Iniziate a fare qualche passo in più. Procedete molto gradualmente e cambiate
frequentemente direzione. Aumentate gradualmente anche il tempo: prima due minuti, poi cinque, dieci e così via rammentando che se il cane perde concentrazione significa che è stanco. Probabilmente avete ecceduto con i tempi o siete andati troppo veloci. Non è possibile forzare la concentrazione; l’avrete sicuramente già sperimentato su voi stessi.
La capacità del cane di mantenere la concentrazione varia con l’età, il livello di stress e le precedenti esperienze di lavoro.
Passo 7
Aumentate gradualmente le difficoltà introducendo stimoli e distrazioni che possono essere: automobili, biciclette, pedoni, bambini ancorché sui pattini, gatti, altri cani, amici o sconosciuti, cavalli, mucche, pecore, ecc. più saranno le distrazioni è più saranno le esperienze del cane che, piano piano, acquisirà competenze.
Le variabili da gestire sono quindi la distanza e l’intensità dello stimolo.
Iniziate tenendovi ad una certa distanza da questi ultimi, e osservate il cane: se si mostra tranquillo e a suo agio, avvicinatevi gradualmente allo stimolo, poco a poco.
Poi aumentate, sempre gradualmente, l’intensità dello stimolo. Cominciate in luoghi tranquilli in cui, per esempio, passano poche automobili, per arrivare via via alle strade molto trafficate.
Passo 8
Variate anche la frequenza dei premi: una volta su due, una su tre, poi sempre meno.
Non usate uno schema fisso; cercate di essere imprevedibili nell’elargire il premio; ma non dovete mai eliminare completamente i bocconcini. Per mantenere alta la motivazione lui ha bisogno di un premio ogni tanto. E non dimenticate di lodarlo ogni volta che si comporta in modo corretto, di fargli capire che siete contenti di lui.
Procedendo sistematicamente in breve il cane andrà piacevolmente al guinzaglio in tutte, o quasi, le situazioni. Se avrete costanza, avrà imparato per tutta la vita. E voi avrete imparato a comunicare
Alcuni motivi per cui il cane continua a tirare:
1. Perché in tal modo noi lo seguiamo. Bene! Proviamo a non andargli dietro!
2. Perché sbagliamo la tempistica dell’intervento correttivo inducendo un’associazione indesiderata. Esempio tipico:- il cane tira e, per insegnargli a non farlo, decidiamo di strattonarlo; per dar forza allo strattone prendiamo un minimo di rincorsa, e quindi per un attimo allentiamo il guinzaglio. Subito dopo arriva lo strattone e … il dolore. Così si è creata l’associazione tra l’allentarsi del guinzaglio e il dolore. La conseguenza è che il cane rimarrà quanto più possibile in tiro per evitare il dolore che, secondo lui, è collegato all’allentarsi del guinzaglio.
3. Camminare al guinzaglio crea fastidio al collo. Il collare è troppo stretto o troppo sottile, magari a strozzo o di metallo e quindi troppo rumoroso. Il cane respira con difficoltà e prova dolore per il collare stretto, e quindi cerca continuamente di fuggire da questo disagio.
4. State usando un guinzaglio estendibile che è progettato proprio per rimanere sempre teso. Qualsiasi cosa voi diciate al cane o qualunque cosa lui cerchi di fare, il guinzaglio rimane sempre teso e scomodo. Il cane non ha alcuna possibilità di imparare a non tirare perché neppure sa cosa vuol dire un guinzaglio non teso.
5. Siete nervosi e facilmente irritabili. Gridare al cane, tirargli le orecchie, afferrarlo per il collo, sono tutti motivi per cui il cane cerca di allontanarsi il più possibile da voi e di scostarsi dal vostro fianco.
In altre parole, smettete di essere la persona da cui il cane vuole tenersi alla larga.
Se non create una buona relazione lui non potrà mai imparare a camminare serenamente con voi.
6. Il vostro cane ha, in generale, un livello di stress troppo elevato. Questo lo rende eccessivamente attivo e impulsivo. Farà fatica a camminare lentamente ed a mantenere la concentrazione su ciò che sta facendo. Provate a farlo correre per una mezz’ora e poi riprendete l'esercizio.
L’essere irritati o inviare al cane segnali negativi, facilmente produce ansia, stress e frustrazione, il che non è di alcun aiuto nell’insegnare al cane a camminare tranquillo accanto a noi.
Il cane potrebbe addirittura cominciare ad aver paura di noi che siamo il suo riferimento, la persona di cui fidarsi, e questo può rivelarsi essere realmente un problema serio.
RISOLUZIONE DI PROBLEMI
Di seguito fornisco un elenco dei problemi più frequenti nell’applicazione del metodo e la possibile soluzione.
• In generale, se ti sembra che il cane sia a disagio durante l’esercizio, esamina attentamente ciò che stai facendo e come, verifica cosa stai sbagliando: imprecisioni o sbavature possono far emergere problemi.
• Assicuratevi subito che il cane non abbia problemi di salute. Potrebbe avere dolori alle zampe, alla schiena o qualsiasi altra cosa che lo infastidisce o lo disturba.
• Non insegnate al cane a mantenere il contatto visivo con voi. Focalizzerebbe tutta la sua attenzione sul fatto di guardarvi invece di concentrarsi su ciò che vorremmo insegnargli: camminare col guinzaglio lasco.
• Il cane ritorna da te per poi andare di nuovo in avanti?
Rimani fermo troppo a lungo. Muoviti subito cambiando direzione non appena si gira verso di te. Eviterai un fastidioso effetto “Yo-Yo”.
• Il cane vi gira intorno?
Il motivo è lo stesso: aspettate troppo. Allontanatevi da lui più rapidamente.
• Il cane prende il premio e se ne va di nuovo?
In questo caso lodatelo subito, ma attendete qualche secondo prima di dargli il premio.
Cambiate anche direzione più spesso affinché diventi più interessante seguirvi.
• Il cane si muove in modo agitato e confuso?
Camminate più lentamente, come se foste a spasso ad osservare il panorama e gli uccelli. Rilassatevi! Godetevi la passeggiata! Non affrettatevi! Il cane vi imiterà.
• Il cane rifiuta il bocconcino?
Potrebbe essere stressato; forse dovreste prima occuparvi del suo livello di stress. Oppure dovete semplicemente migliorare la qualità del premio. Forse il tono di voce o l’atteggiamento vi rende ancora un po’ troppo “dominanti” o troppo esigenti. Potrebbero anche esserci troppe distrazioni; fate un passetto indietro, provate in un posto più tranquillo. Se il cane rifiuta il cibo, c’è sempre un motivo, e forse più di uno. Cercate di scoprirlo. Provate a cambiare l’ambiente o il modo di entrare in relazione con lui.
• Il cane mordicchia il guinzaglio o i vostri pantaloni?
Anche questo potrebbe essere sintomo di stress. Specie i cani giovani si comportano così quando sono stanchi o troppo eccitati. La cause: la passeggiata troppo lunga, troppo movimento intorno o pretese al momento eccessive.
• Il cane non reagisce al segnale? Avete difficoltà ad ottenere la sua attenzione?
A volte i cani diventano “sordi” quando si sentono sotto pressione; cercate le cause dello stress. In ogni caso non irritatevi! Lui non lo fa apposta! Sta imparando.
Se un cane è molto concentrato nell’osservare o nell’annusare qualcosa, può capitare che non risponda al vostro segnale. In questo caso aspettate, rimanete fermi e rilassatevi. Dopo qualche istante riprovate. E' probabile che il cane risponda immediatamente. Quando il cane usa un senso molto intensamente, ad esempio l’olfatto, “taglia fuori” gli altri. Se è molto concentrato nell’annusare qualcosa che lo interessa, esclude l’udito e la vista, praticamente  è come se fosse sordo e cieco.
Ricordate che per il cane è molto più importante usare i suoi sensi ed evitare conflitti che essere ubbidienti. Per il cane, l’ubbidienza non ha valore; non è un valore. Fa ciò che gli si chiede per accontentarci o per ricevere una ricompensa, ma si tratta sempre di comportamenti appresi che nulla hanno a che vedere con ciò che realmente vorrebbe fare.
• Il cane non risponde in modo soddisfacente al segnale?
Potrebbe essere un problema di tempismo. Date il segnale il più presto possibile. Non aspettate che il cane stia già mangiando l’arrosto della domenica! Cercate di prevenirlo. Emettete il suono non appena accenna ad andare nella direzione dell’eventuale stimolo, e comunque non dopo che abbia mosso i primi passi. Date il segnale immediatamente se avete l’impressione che voglia correre e saltare addosso a qualcuno, non aspettate che sia già arrivato sulla persona.                                                         
In generale è più corretto, ed è più facile per lui imparare, evitare che il cane commetta errori piuttosto che dover intervenire per correggerlo.
• Il cane comincia bene le sessioni e poi peggiora?
Forse le sessioni durano troppo a lungo. All’inizio bisogna limitarsi a non più di 10 minuti per volta, o anche meno. In seguito potete aumentare i tempi, gradualmente.
• Non rendete la vita troppo difficile al cane.
Per distruggere un buon addestramento non c’è nulla di meglio che pretendere più di quanto lui possa dare. Provate a pensare come vi sentireste se qualcuno vi chiedesse di fare qualcosa che sentite fuori della vostra portata, di cui non vi sentite all’altezza. Un bel colpo per la vostra autostima!
Se quanto sopra vi sta riuscendo bene, può significare solo una cosa: state realmente comunicando in un'altra lingua, con un'altra specie.
                                Franco Napolitano

                                Educatore cinofilo
Socio A.A.A.L.I (associazione allevatori affidatari del lupo Italiano

 

 


Appendici......tanto per leggere
.I 10 comandamenti per tenere un cane
1. I CANI NON SONO PERSONE. Quello che fa felici loro non corrisponde necessariamente a quello che fa felici noi. Per far felice un cane basta poco: esercizio regolare, un capobranco stabile e affetto debitamente guadagnato.
2. FATE PASSEGGIARE OGNI GIORNO IL CANE PER ALMENO 45 MINUTI. Una passeggiata strutturata e regolare è vitale, specie per i cani con problemi comportamentali, ed è lo strumento più potente a vostra disposizione per instaurare un legame sano e forte con il vostro cane.
3. SIATE COERENTI. Accertatevi che tutti i componenti della vostra famiglia stabiliscano le stesse regole, gli stessi confini e gli stessi limiti nei confronti del vostro cane.
4. L’AFFETTO NEL MOMENTO SBAGLIATO PUO’ FAVORIRE L’INSTABILITA’ MENTALE DEL CANE. Manifestate il vostro affetto al cane dopo che ha fatto esercizio o che ha mangiato, oppure quando cambia un comportamento adeguandosi a quello da voi richiesto, obbedisce a una regola o a un comando, o quando assume uno stato rilassato, quieto e remissivo.
5. I CANI RECEPISCONO IL MONDO ATTRAVERSO IL NASO GLI OCCHI E LE ORECCHIE. Quando incontrate un cane per la prima volta permettetegli di acquisire fiducia nei vostri confronti lasciandovi annusare, prima di passare a un contatto diretto o di parlargli.
6. RAZZA NON VUOL DIRE PREDESTINAZIONE. Più importante che scegliere la giusta razza è scegliere un cane dotato di un livello di energia compatibile con la vostra e con il vostro stile di vita.
7. I CANI HANNO BISOGNO DI UN CAPO. Affermatevi nel vostro ruolo di capobranco assumendo il controllo della quotidiana passeggiata e seguendo il basilare principio “prima l’esercizio e la disciplina, e poi l’affetto.”
8. LASCIATE CHE IL VOSTRO CANE POSSA SENTIRE CHE TEMPO FA. Permettete al vostro cane di uscire dalla porta di casa e di sentire da solo se fa troppo caldo, troppo freddo o se piove troppo per fare una lunga passeggiata. Il cane capirà istintivamente che deve abbreviare la passeggiata o ritornare dentro casa, dove si sente al sicuro.
9. NON LASCIATE MAI IL VOSTRO CANE IN UN’AUTO PARCHEGGIATA. Anche all’ombra, un’auto accumula più calore di uno spazio aperto. Inoltre chiuso nell’auto il cane può sovreccitarsi, a causa dei passanti o del panico provocato dal senso di claustrofobia, risultando più esposto alla disidratazione.
10. SIATE CONSAPEVOLI DELLE CONDIZIONI ATMOSFERICHE. D’estate portate con voi una bottiglia d’acqua durante la passeggiata, e fate attenzione ai segnali di disidratazione. D’inverno proteggete il vostro cane dal freddo con apposite galosce e indumenti adeguati.

Viva il cane! Viva il lupo!

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